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Anatomia di un brano che funziona


Soddisfazione, sì, ed anche un pizzico di orgoglio.


Questo è ciò che ho provato quando Piero Campi mi ha consegnato il disco d'oro del singolo “Where’d you go some day”, a cui abbiamo lavorato insieme all’inizio del 2025.


Un riconoscimento attestato dal MEI per un brano che è arrivato terzo nella classifica della Europe Music Chart, ovvero delle radio indipendenti di tutta Europa.


In quel momento, quando Piero ha lasciato scivolare tra le mie mani questo premio, ho realizzato che quel brano era piaciuto davvero tanto e ad un pubblico vastissimo.


E questo, per un produttore, significa che hai fatto bene il tuo lavoro: hai dato forma a qualcosa che ha smesso di appartenere allo studio e ha cominciato a vivere nel mondo.


"Where’d you go some day" è nato al Think Ahead Studio tra il gennaio ed il marzo 2025.


Tre mesi durante i quali ho seguito direzione artistica, registrazione, mixaggio, mastering, composizione e arrangiamento musicale.


Ho suonato chitarre acustiche, basso elettrico e dobro, mentre Diego (Analog Tears) e’ arrivato direttamente da Seattle per suonare le chitarre elettriche ed Andrea Rizzi si e’ invece occupato della batteria.


Ma soprattutto, ho ascoltato Piero e Diego.


Perché questo è il lavoro del produttore: entrare nella visione dell'artista e portarla dove merita di stare.


Quando un progetto raggiunge questo tipo di risultato, significa che l'artista si è riconosciuto in ogni nota.


E che chi ha ascoltato ha sentito quella verità.


Grazie, Piero, per avermi affidato le tue canzoni.


E grazie a chi le ha fatte vivere oltre le mura dello studio.


Se vuoi ascoltare "Where’d you go some day", lo trovi qui:




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